Università – Baroni degli atenei, stipendi d’oro

22 07 2008

Lavorano 3 ore al giorno per 10mila euro al mese.

Lavorano tre ore al giorno e arrivano a guadagnare 10mila euro al mese; vengono assunti in numero doppio rispetto alle necessità; per far carriera spesso vige il nepotismo più assoluto: non si tratta dei politici ma dei professori universitari. Un’inchiesta condotta da Il Giornale mette in luce i bubboni delle nostre università scatenando, ovviamente, numerose polemiche.

Secondo quanto scrive il quotidiano diretto da Mario Giordano le 77 università italiane sono in gran parte coi conti in rosso. Spesso si trovano al limite del commissariamento. E anziché tagliare sulla spesa corrente, preferiscono diminuire i fondi della ricerca. Ma è proprio sui conti ordinare che Il Giornale accende un faro: negli ultimi sette anni c’è stata una moltiplicazione delle cattedre. In pratica, sono stati banditi 13.232 posti da associato o da ordinario e poi creati 26.004 idonei. Nel 99,3% dei casi i concorsi hanno promosso candidati senza che l’ateneo avesse il posto per loro. E i costi per il personale sono lievitati a dismisura: quasi 300 milioni di euro per coprire le nuove qualifiche. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che già insegnavano nello stesso ateneo che però, avendo avuto l’idoneità per concorso, hanno diritto all’aumento di stipendio.

Tutto questo succede grazie a una legge del ’99 nata per superare un’emergenza e per abbattere i costi dei concorsi. Un’emergenza che è poi diventata normalità. Uno stratagemma, secondo il quotidiano, che serve per per assumere l’assistente “figlio di” oppure chi è stato al devoto servizio del prof ordinario per anni. Il meccanismo è semplice: l’università A non ha risorse per bandire un posto, ma un suo ricercatore, o un professore associato, fa in modo di essere dichiarato idoneo a un concorso nell’Università B: poi torna a “casa”, l’ateneo crea la nuova cattedra e il gioco è fatto.

I privilegi dei baroni
Secondo quanto denuncia Il Giornale, analizzando i dati della Ragioneria di Stato si scopre che il carico quotidiano per chi insegna nelle università è in media di 3 ore e 39 minuti per cinque giorni alla settimana. Un conteggio che tiene conto dell’insegnamento, delle sessioni d’esame, delle commissioni d laurea e del ricevimento degli studenti.

Nelle tabelle di retribuzioni per i professori ordinari nel 2008 si scopre che un docente appena assunto percepisce 4.373 euro lordi al mese. A fine carriera, dopo 28 anni, arrivano ad essere 8221,39 euro. Rapido calcolo matematico: 283,49 euro l’ora.

Lo sdegno dei professori
E’ ovvio che trattandosi di medie ci sono molti casi in cui la realtà e diversa. In una lettera 240 docenti ordinari appartenneti a 15 atenei nazionali hanno espresso il loro disappunto: “Se ovunque, specie all’università, la qualità dovrebbe prevalere sulla quantità, in realtà non basterebbero neppure le 24 ore giornaliere a tenere testa a quello che la coscienza del docente e l’immaginazione e curiosità del ricercatore che è in ognuno di noi ci spingono a fare, per l’evoluzione scientifica dei nostri studenti e l’aggiornamento e approfondimento delle conoscenze nei nostri settori disciplinari”. Ma come abbiamo scritto, si tratta di medie e quindi ci saranno anche dei casi peggiori di quelli appena descritti.

(fonte tgcom)

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22 07 2008
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[…] redazione: Secondo quanto scrive il quotidiano diretto da Mario Giordano le 77 università italiane sono in gran parte coi conti in rosso. Spesso si trovano al limite del commissariamento. E anziché tagliare sulla spesa corrente, … […]

28 08 2008
Ezio Santini

Roma, 28 Agosto 2008

Sono un professore ordinario di Ingegneria di Roma “La Sapienza”. Ho letto su “Il Giornale” gli articoli a firma dei dott. Cusmai e Pfaender, e li ho trovati pieni di numerose e gravi inesattezze, tanto dal punto di vista delle regole formali quanto dal punto di vista dei valori numerici (ore di lavoro, stipendi lordi, retribuzione oraria) da loro citati.

In generale, la diffusione di questo tipo di “notizie” è – a mio parere – gravissima, in quanto suscita un clima assolutamente ingiustificato nei confronti della mia Istituzione, che ancora oggi è uno dei pilastri portanti della Società civile in generale e del nostro Paese in particolare.

Ho scritto a questo proposito un lungo documento a “Il Giornale”. Nel mio documento sono discusse le affermazioni contenute negli articoli citati, viene descritta la realtà effettuale, viene dimostrata la inesattezza degli assunti e delle conclusioni.

Non ho avuto, ad oggi, alcuna risposta. Evidentemente, chi dovrebbe rispondere non può o non sa farlo, perchè:

– o non conosce la mia Istituzione, non sa quanto pubblicato se non per sentito dire, e quindi non può replicare perchè non ha conoscenza tecnica del problema;
– o la conosce benissimo, e quindi sa che quanto è stato scritto tende a generare uno stato di diffidenza assolutamente ingiustificato, ma ha qualche interesse, politico oppure economico, a screditare la mia Istituzione.

Da “ll Giornale” non ho ricevuto alcuna risposta. Se siete interessati, Vi inoltrerò il documento da me a suo tempo inviato ai dott.ri Cusmai e Pfaender.

E’ del tutto ovvio che, in democrazia, esiste un diritto infinto di replica (questo concetto non è mio, è di Alcide De Gasperi, il quale diceva testualmente: “La democrazia richiede tempo”). Quindi io ho diritto di replica. Se questo diritto mi viene negato, significa soltanto che chi ha a suo tempo scritto ed esercita oggi la censura, non solo non conosce nulla di ciò che ha scritto, ma anche e soprattutto ignora le regole basilari della convivenza civile e della democrazia.

Mi è gradita l’occasione per porgerVi i miei migliori saluti.

Ezio Santini

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Prof. Ing. Ezio Santini
Dipartimento di Ingegneria Elettrica
Università di Roma “La Sapienza”
Via Eudossiana 18 – 00184 Roma
ezio.santini@uniroma1.it
mobile +39 347 3562560
fax +39 06 4883235
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