Lo scandalo Aiazzone

9 03 2011

Quattro querele, i carabinieri denunciano i titolari per truffa

RAPHAËL ZANOTTI
Torino

Su Aiazzone, ora, si muove la procura. I magistrati torinesi hanno aperto un fascicolo d’indagine sul noto mobilificio che nei mesi passati ha venduto a decine di clienti mobili che poi non sono mai stati consegnati. L’indagine è aperta da oltre un mese, da quando cioè alla stazione dei carabinieri Pozzo Strada sono state depositate quattro querele per truffa (e altre se le attendono nei prossimi giorni). I militari dell’Arma che stanno conducendo le indagini hanno denunciato il legale rappresentante della B&S (la società di Gianmauro Borsano e Renato Semeraro che hanno rilevato il noto marchio tentandone un disastroso rilancio) e della Panmedia (la piccola società di racconta pubblicitaria che, cambiata ragione sociale, ha rilevato gli asset della B&S).

Si tratta della punta di un iceberg. Agli uffici della Panmedia, in via Guido Cavalcanti 5, non c’è giorno che non si presentino clienti di Aiazzone inferociti o alla ricerca di semplici notizie sui mobili da loro acquistati. Gli uffici hanno costantemente le saracinesche abbassate nonostante – pare – all’interno il personale continui a lavorare.

E su Facebook sono già stati aperti due gruppi con l’obiettivo di raccogliere chi è stato raggirato e offrire consigli (anche legali) su come difendersi. Il primo gruppo «Aiazzone consegne sbagliate, soldi buttati» conta 275 membri. Il gruppo «Emmelunga/aiazzone/ panmedia» addirittura 499.

Una situazione difficile dalla quale uscire. Non tutti stanno prendendo la strada della denuncia penale. L’associazione dei consumatori Codacons, per esempio, sta per inviare una diffida a Fiditalia, finanziaria che prestava soldi ai clienti per l’acquisto dell’arredamento. «Chiediamo a Fiditalia di aprire un tavolo di trattative con noi per la risoluzione bonaria delle controversi dei nostri iscritti» dichiara l’avvocato Tiziana Sorriento del Codacons. Secondo l’associazione dei consumatori, sulla base del Codice del consumo, di una direttiva europea e di una recente sentenza della Corte di Giustizia delle comunità europee, i contratti devono considerarsi risolti ed è diritto dei clienti ottenere la sospensione del pagamento delle rate.

Le vittime non solo solo i clienti. I 43 punti vendita Aiazzone hanno infatti 850 dipendenti che da mesi non vedono lo stipendio. Ieri il capogruppo dell’Italia dei Valori in Regione, Andrea Buquicchio, ha chiesto che la Regione si faccia carico di aprire un tavolo di crisi insieme a Panmedia e ai sindacati come già accaduto all’assessorato al Lavoro della Regione Lazio e della Provincia di Siracusa.

«Auspico un intervento immediato da parte dell’assessore Claudia Porchietto – ha dichiarato Buquicchio – L’obiettivo è salvaguardare i posti di lavoro, risarcire i clienti e i fornitori e individuare eventuali responsabilità di coloro che vengono già definiti i “furbetti del comodino”. Nei prossimi giorni è mia intenzione presentare un’interrogazione in Consiglio regionale».

FONTE





Ragazzo down picchiato e deriso – Google sotto accusa – Bullismo

26 07 2008

E’ di oggi l’articolo del TGCOM, in cui si spiega che la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta nei confronti di Google, poichè a suo avviso avrebbe dovuto monitorare che il materiale messo online dagli utenti non violasse la privacy ed in questo caso la dignità umana.

Ma ciò che secondo me dovrebbe far più riflettere è da ricercare alla base di ciò che è successo, episodi di bullismo sono ormai all’ordine del giorno e la tecnologia sembra quasi venire in aiuto di questi giovani senza coscienza in grado di compiere azioni vili e meschine, vantandosi successivamente di non so cosa, sempre più spesso si vedono in giro giovanissimi con in mano il telefonino pronti ad immortalare qualsiasi evento venga loro a tiro (liti, scherzi, spesso di cattivo gusto, scene di sesso, etc etc)

Qui di seguito l’articolo integrale pubblicato sul sito TGCOM:

Google di fronte al giudice? Il colosso dei motori di ricerca potrebbe dovere rispondere per diffamazione e violazione della privacy per avere pubblicato un video che mostra il pestaggio di un ragazzo affetto dalla sindrome di Down, nel settembre del 2006.

L’episodio è avvenuto in una scuola torinese, e il filmato è stato visibile per oltre due mesi su Google Video, il servizio di videosharing, confluito poi in YouTube. Un team di avvocati italiani, secondo quanto riferito dal quotidiano sarebbe pronto a citare in giudizio quattro dirigenti di Google Italia.

Nel video, 191 interminabili secondi, viene documentata la “tortura” di un ragazzo down da parte dei compagni di classe, condita da scritte e saluti nazisti. Le immagini, acquisite agli atti, erano già state scaricate da centinaia di persone, prima dell’intervento della procura di Milano e dell’associazione Vividown.

La Procura di Milano ha chiuso le indagini: l’accusa formale, diretta ai dirigenti di Google, è attesa per settembre. Non c’è ancora stato un commento ufficiale da Google Italia, ma un portavoce ha spiegato che non ci sarebbero basi sufficienti per intraprendere un’azione legale poiché, secondo la legislazione europea, al motore di ricerca non è richiesto di monitorare i contenuti caricati da terzi, solo di cancellare video offensivi se espressamente richiesto.





Università – Baroni degli atenei, stipendi d’oro

22 07 2008

Lavorano 3 ore al giorno per 10mila euro al mese.

Lavorano tre ore al giorno e arrivano a guadagnare 10mila euro al mese; vengono assunti in numero doppio rispetto alle necessità; per far carriera spesso vige il nepotismo più assoluto: non si tratta dei politici ma dei professori universitari. Un’inchiesta condotta da Il Giornale mette in luce i bubboni delle nostre università scatenando, ovviamente, numerose polemiche.

Secondo quanto scrive il quotidiano diretto da Mario Giordano le 77 università italiane sono in gran parte coi conti in rosso. Spesso si trovano al limite del commissariamento. E anziché tagliare sulla spesa corrente, preferiscono diminuire i fondi della ricerca. Ma è proprio sui conti ordinare che Il Giornale accende un faro: negli ultimi sette anni c’è stata una moltiplicazione delle cattedre. In pratica, sono stati banditi 13.232 posti da associato o da ordinario e poi creati 26.004 idonei. Nel 99,3% dei casi i concorsi hanno promosso candidati senza che l’ateneo avesse il posto per loro. E i costi per il personale sono lievitati a dismisura: quasi 300 milioni di euro per coprire le nuove qualifiche. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che già insegnavano nello stesso ateneo che però, avendo avuto l’idoneità per concorso, hanno diritto all’aumento di stipendio.

Tutto questo succede grazie a una legge del ’99 nata per superare un’emergenza e per abbattere i costi dei concorsi. Un’emergenza che è poi diventata normalità. Uno stratagemma, secondo il quotidiano, che serve per per assumere l’assistente “figlio di” oppure chi è stato al devoto servizio del prof ordinario per anni. Il meccanismo è semplice: l’università A non ha risorse per bandire un posto, ma un suo ricercatore, o un professore associato, fa in modo di essere dichiarato idoneo a un concorso nell’Università B: poi torna a “casa”, l’ateneo crea la nuova cattedra e il gioco è fatto.

I privilegi dei baroni
Secondo quanto denuncia Il Giornale, analizzando i dati della Ragioneria di Stato si scopre che il carico quotidiano per chi insegna nelle università è in media di 3 ore e 39 minuti per cinque giorni alla settimana. Un conteggio che tiene conto dell’insegnamento, delle sessioni d’esame, delle commissioni d laurea e del ricevimento degli studenti.

Nelle tabelle di retribuzioni per i professori ordinari nel 2008 si scopre che un docente appena assunto percepisce 4.373 euro lordi al mese. A fine carriera, dopo 28 anni, arrivano ad essere 8221,39 euro. Rapido calcolo matematico: 283,49 euro l’ora.

Lo sdegno dei professori
E’ ovvio che trattandosi di medie ci sono molti casi in cui la realtà e diversa. In una lettera 240 docenti ordinari appartenneti a 15 atenei nazionali hanno espresso il loro disappunto: “Se ovunque, specie all’università, la qualità dovrebbe prevalere sulla quantità, in realtà non basterebbero neppure le 24 ore giornaliere a tenere testa a quello che la coscienza del docente e l’immaginazione e curiosità del ricercatore che è in ognuno di noi ci spingono a fare, per l’evoluzione scientifica dei nostri studenti e l’aggiornamento e approfondimento delle conoscenze nei nostri settori disciplinari”. Ma come abbiamo scritto, si tratta di medie e quindi ci saranno anche dei casi peggiori di quelli appena descritti.

(fonte tgcom)